Saturday, January 28, 2012
Nel post Strumenti e tool per la gestione dei server HP ProLiant ho cercato di fare una sintesi dei vari strumenti resisi disponibili da HP tra cui in particolare quelli a supporto dell’installazione del sistema operativo.
In questo post analizzerò invece due metodologie che adotto per l’installazione dei server ProLiant a seconda che debba gestire un’installazione massiva su più server oppure che lo scopo sia quello di configurare un solo server con l’intento di avere il massimo controllo sul processo di installazione.
Ovviamente i due metodi sono solo il frutto delle mie esperienze personali e non rappresentano quindi delle best practies, ma possono tornare utili a chi si avvicina ai server HP per la prima volta.
Indipendente da quale metodo si intende adottare, per prima cosa occorre eseguire l’aggiornamento dei BIOS e dei firmware dei componenti hardware (controller, NIC, etc... ) a tal scopo è possibile utilizzare l’HP Service Pack for ProLiant o lo Smart Update Firmware DVD, questi strumenti possono possono essere riversati su DVD o anche su chiavette USB (i tool per la creazione di chiavette USB sono disponibili tra i downloads della sezione HP Insight Foundation del sito HP).
L’aggiornamento BIOS e Firmware può anche essere eseguito in modo automatico, ma io preferisco eseguire la procedura in modo interattivo per visualizzare la versione attuale dei BIOS/Firmware e quella che verrà installata. Sempre in base alle mie esperienze personali è consigliabile avviare una seconda volta il server tramite l’HP Service Pack for ProLiant o lo Smart Update Firmware DVD per controllare che le versioni attuali dei BIOS/Firmware siano quelle desiderate, talvolta mi è successo che alcuni pacchetti di aggiornamenti non venissero installati richiedendo quindi l’installazione della versione Online del pacchetto a sistema operativo installato.
L’HP Service Pack for ProLiant o lo Smart Update Firmware DVD possono essere utilizzati per eseguire un inventario dei componenti hardware e avviare alcuni test diagnostici che è sempre bene eseguire prima di mettere un server in produzione.
Dopo avere aggiornato BIOS/Firmware tramite l’HP Service Pack for ProLiant o lo Smart Update Firmware DVD e aver quindi eseguito un inventario dei componenti hardware (in particolare controller e NIC), controllare tra i downloads del server se esistono aggiornamenti successivi prestando attenzione a quelli critici e raccomandati che potranno a seconda dei casi essere installati Online a sistema operativo installato oppure essere integrati nell’HP Service Pack for ProLiant o nello Smart Update Firmware DVD (in questo caso riversare su chiavetta USB l’HP Service Pack for ProLiant o lo Smart Update Firmware DVD e seguire le indicazioni fornite a corredo del pacchetto di installazione per l’integrazione).
Metodo 1: indicato per installazioni massive
Questo metodo è indicato per gestire in modo automatizzato l’installazione del sistema operativo, dei driver e dei tool necessari. Di seguito i passaggi che normalmente seguo:
Avvio del server tramite l’HP SmartStart CD/HP ProLiant Easy Set-Up CD - Scelta della lingua dell’applicazione che coincide anche con la lingua con cui verrà istallato il sistema operativo (si vedano le considerazioni nel seguente post Lingua di installazione dei sistemi operativi server) e scelta della tastiera (Italiano).
- Eseguire la configurazione dello storage selezionando Maintenance e quindi HP Array Configuration and Diagnostics.
- Avviare i test diagnostici selezionando Maintenance e quindi HP Insight Diagnostics.
- Avviare l’installazione automatizzata selezionando Install (oppure è possibile avviare un’installazione automatizzata salvata selezionando Run Saved Installation)
- Inserire le informazioni richieste per l’installazione automatizzata:
- Selezionare il drive di installazione del sistema operativo
- Selezionare il tipo di media d’installazione (Reatil o OEM), il sistema operativo e la versione.
- Selezionare l’origine del media d’installazione.
- Selezionare il file system (NTFS) e la dimensione della partizione d’installazione. E’ possibile selezionare tra le opzioni Minima, Minima raccomandata, Massima e Custom.
Io preferisco sempre dedicare una partizione al sistema operativo per evitare che file di dati, log o altri file possano saturare la partizione d’avvio rendendo non più avviabile il sistema. - Inserire le informazioni di sistema per l’installazione automatizzata:
- Nome computer
- Password Amministratore
- Nome organizzazione
- Nome proprietario
- Time zone
- Selezionare se abilitare o meno il servizio SNMP, non è necessario se non si intende utilizzare l’HP Systems Insight Manager o un altro CMS (Central Management System)
- Selezionare se installare o meno gli HP Insight Management WBEM Providers (estendono le possibilità di gestione dei server tramite WMI e offrono vantaggi nella gestione tramite SNMP per maggiori informazioni si veda HP Insight Management WBEM Providers). Su server standalone o se comunque non si intende utilizzare tali funzionalità tramite CMS non sono necessari.
- Selezionare la modalità d’installazione del ProLiant Support Pack (PSP) che verrà avviato al termine dell’installazione durate il primo avvio dl sistema per istallare tools, drivers ed eventuali firmware. E’ possibile eseguire il PSP in modalità Express (automatica) o Custom, io preferisco la modalità Custom in quanto permette di vedere l’elenco dei pacchetti mancanti o da aggiornate con relative versioni e decidere quali installare.
- Salvare l’installazione automatizzata per poterla riutilizzare.
Metodo 2: indicato per installazioni singole
Questo metodo è indicato per l’installazione di un singolo server, casistica comune tra gli amministratori/sistemisti aziendali che devono mettere in produzione un numero ridotto di server all’anno e quindi si trovano a lavorare su modelli diversi o di generazioni diverse. Di seguito i passaggi che normalmente seguo:
Eseguire la configurazione dello storage tramite BISO oppure tramite l’HP SmartStart CD/HP ProLiant Easy Set-Up CD. - Eseguire il download del driver aggiornato del controller nel caso il media d’installazione non contesse un driver per tale controller.
- Eseguire l’installazione del sistema operativo, nel caso specificare il driver del controller premendo F6 all’avvio dell’installazione
- Terminata l’installazione installare i tool, driver e gli aggiornamenti dei firmware necessari. Per eseguite tali operazioni è possibile utilizzare il ProLiant Support Pack (PSP) oppure scaricare i pacchetti necessari dal sezione del sito HP dedicata al server.
Conclusioni
Il mio consiglio è quello di redigere per ogni server che installata una semplicissima scheda dove di annotate:
- le informazioni di sistema (Modello, Seriale, Care Pack);
- le informazioni relative a Firmware e BIOS (versioni, note d’installazione);
- le informazioni relative al sistema operativo (versione, ultimo aggiornamento tramite Windows Update)
- le informazioni relative ai driver (versioni, note d’installazione);
- le informazioni relative al software di sistema HP installato (versioni, note d’installazione ed eventualmente a futura memoria anche il software che sì è deciso di non installare con relativa motivazione)
- note varie (sulla configurazione, sulle impostazioni BIOS, etc..)
Per l’aggiornamento futuro di BIOS e firmware è possibile utilizzare il ProLiant Support Pack (PSP) o scaricare i pacchetti necessari dalla sezione del sito HP dedicata al server.
Nella sezione del sito HP dedicata al server non sempre si trovano tutti i tools o i driver, i primi a volte possono essere scaricati in sezioni a loro dedicate, i secondi dalla sezione dedicata alla periferica. Il PSP contiene sempre tutto il software disponibile per il server e può quindi anche essere usato come verifica.
In ogni caso se si è installata una versione localizzata del sistema operativo se esistono utilizzare sempre le versioni localizzate dei pacchetti (in questi caso torna molto utile la scheda del server dove avrete annotato se avete utilizzato precedentemente un pacchetto localizzato o quello Inglese se non esisteva il localizzato).
Come detto all’inizio questo è solo il modo di gestire le installazione e non rappresenta una best practies o una metodologia ufficiale HP, sentitevi quindi liberi di seguirla o meno e di proporre suggerimenti, di aggiungere commenti e vostre opinioni.
Friday, January 27, 2012
Uno dei principali temi di discussione tra gli IT Pro è se installare i sistemi operativi server in versione localizzata (quindi in italiano) oppure in inglese?
Prima di addentraci nei pro o contro di una scelta oppure dell’altra va detto che a partire da Windows Vista/Windows Server 2008 è stata introdotta un'interfaccia utente multilingue (Multilingual User Interface MUI) la cui architettura separa le risorse di localizzazione dal codice binario del sistema operativo. In questo modo è possibile cambiare lingua, senza modificare i binari principali del sistema operativo o installare diverse lingue sullo stesso computer. Le lingue vengono applicate come Language Pack che contengono le risorse necessarie per localizzare, in parte o completamente, l'interfaccia utente.
Tutte le installazioni di Windows Vista e successivi contengono almeno un Language Pack e i binari indipendenti dalla lingua che compongono il sistema operativo. L'implementazione della MUI è composta da due elementi principali:
Binari indipendenti dalla lingua
File del sistema operativo che non contengono alcuna risorsa linguistica specifica. Un sistema operativo indipendente dalla lingua può essere aggiornato attraverso un unico aggiornamento software a livello mondiale anziché richiedere una versione linguistica specifica dell'aggiornamento. - Language Pack
Forniscono le risorse di lingua localizzate per l'interfaccia utente, tale supporto è fornito a diversi livelli: - Language Pack completamente localizzato
Contengono tutte le risorse di testo dell'interfaccia utente, le installazioni che utilizzano un Language Pack mostrano un'interfaccia utente completamente localizzata in cui tutti gli elementi sono visualizzati nella lingua specificata. Ad esempio la versione in Italiano (Italia) è una versione indipendente dalla lingua cui è stato applicato il Language Pack it-IT, i Language Pack sono anche chiamati lingue padre. - Language Pack padre
Language Pack completamente localizzato in grado di offrire supporto per un Language Interface Pack (LIP). Un esempio può un un sistema che utilizza il Francese come lingua padre e il Lao per fornire le parti più comuni delle risorse di localizzazione. - Language Pack di base
Language Pack completamente localizzato che viene installato per fornire le risorse di lingua assenti in un Language Pack parzialmente localizzato. - Language Pack parzialmente localizzato
Language Pack che contiene quasi tutte le risorse di lingua per l'interfaccia utente, ma per fornire un'interfaccia utente completamente localizzata si basa su un Language Pack di base. Ad esempio l'Arabo (Arabia Saudita) rappresenta un Language Pack parzialmente localizzato in cui circa l'80% delle risorse di lingua è localizzato in arabo, mentre il restante 20% può essere in inglese o francese (Inglese e francese sono entrambe lingue completamente localizzate). - Language Interface Pack (LIP)
Si basa su un Language Pack padre per fornire una localizzazione completa dell'interfaccia utente. Ad esempio nei paesi bilingue è possibile fornire un livello avanzato di localizzazione applicando un LIP su un Language Pack per una migliore esperienza dell'utente.
I Language Pack sono disponibili per tutte le edizioni di Windows Server, mentre solo per le edizioni Enterprise e Ultimate di Windows Client, dal seguente W7/WS2008R2: Informazioni sulle distribuzioni multilingue:
“In base ai requisiti di licenza, Windows 7 può includere una sola lingua, ad eccezione di Windows 7 Ultimate Edition e Windows 7 Enterprise Edition. Per le edizioni monolingua Windows rimuove automaticamente dal computer tutte le lingue diverse da quella predefinita. Questo vale solo per Windows 7. Per Windows Server® 2008 R2, è possibile installare più Language Pack in tutte le edizioni.”
Per ulteriori informazioni si vedano:
Per testare i Laguage Pack possono tornare utili i seguenti link:
Tornado al dilemma iniziale “installare il sistema operativo in lingua Inglese o localizzata (per esempio in Italiano)?” va detto che ci sono in generale più motivi per utilizzare la lingua Inglese:
- E’ più semplice trovare documentazione che faccia rifermento all’interfaccia utente in lingua inglese che in quella localizzata.
- Su sistemi precedenti a WS2008 la lingua inglese offre vantaggi temporali dal punto di vista del rilascio di patch e security update, con WS2008 e successivi questo non è più vero in quanto i binari del sistema operativo sono indipendenti dal sistema operativo.
- Alcuni driver con utility a corredo (per esempio driver di rete con tool per configurazione del teaming) sono rilasciati solo in inglese o comunque le nuove versioni sono rilasciate prima in Inglese.
- Alcune applicazioni potrebbero essere disponibili solo in inglese o comunque le hotfix potrebbero essere rilasciate prima in Inglese.
Esistono però situazioni in cui il sistema operativo server è preferibile localizzato si pensi ad un Terminal Server che deve fornire sessioni desktop agli utenti finali. Anche in questi scenari la MUI introdotta con Vista/WS2008 torna molto utile garantendo ai server RDS non solo la localizzazione, ma addirittura la possibilità di offrire più localizzazioni contemporaneamente.
Un altro caso in cui è preferibile installare il server in versione localizzata è il caso di un server dedicato SQL Server, in questo modo la gestione delle regole di confronto (Collection) sarà più semplice se è corretto utilizzare le regole di confronto di Windows (anche se a partire da SQL Server 2008 R2 è preferibile utilizzare le regole di confronto binarie) da seguente Utilizzo di regole di confronto di SQL Server:
“Le impostazioni delle regole di confronto di SQL Server 2008 dipendono dal tipo di installazione. È consigliabile in genere scegliere regole di confronto di SQL Server che supportano le impostazioni locali di Windows maggiormente utilizzate nell'organizzazione.”
“Nella maggior parte dei casi un computer esegue le impostazioni locali di Windows corrispondenti ai requisiti della lingua dell'utente. Il programma di installazione di SQL Server rileva pertanto le impostazioni locali del sistema di Windows e seleziona le regole di confronto di SQL Server appropriate.”
Per ulteriori informazioni si vedano:
Si noti che la virtualizzazione ci viene in aiuto anche in questa casistica in quanto ci permette di installare in versione localizzata i server che eseguono servizi correlati alla localizzazione (xes: TS/RDS, SQL Server) in macchine virtuali dove siamo svincolati da driver che è preferibile installare in Inglese.
Concludendo possiamo dire che valgono le seguenti:
- Se un sistema operativo server deve essere installato su una macchina fisica è preferibile installarlo in lingua inglese.
In questa categoria rientrano gli Hyper-V server, i server per servizi non supportati in ambienti virtuali (ad esempio molti Fax server compreso quello Microsoft a riguardo si veda Software Microsoft supportato in ambiente virtuale e Windows Server system software that is not supported in a Hyper-V virtual machine environment), il Domain Controller Root soprattutto se deve gestire un’infrastruttura con Hyper-V Server in dominio (a riguardo si veda ) e i sistemi che svolgono servizi di Firewall (in quanto si andrebbe ad esporre l’Hypervisor). - Se un sistema può essere installato in una macchina virtuale è possibile installarlo in versione localizzata se è preferibile in base ai servizi e alle applicazioni eseguite, tenendo conto che:
- Potrebbe essere più semplice trovare documentazione in lingua Inglese.
- Nel caso in cui il sistema operativo sia precedente a WS2008 le patch e security update saranno rilasciate prima in lingua inglese.
Thursday, January 26, 2012
Nel corso degli anni HP ha rilasciato vari strumenti per l’installazione, l’aggiornamento e la gestione dei propri server.
In questo post cercherò di elencare i vari strumenti a disposizione per capire quali può aver senso utilizzare nel contesto della propria infrastruttura.
Smart Update Firmware DVD ISO
DVD avviabile per l’aggiornamento del BIOS e dei firmware per l’hardware dei server ProLiant. Lo Smart Update Firmware DVD ha rimpiazzato il Firmware Maintenance CD, il BladeSystem Firmware Deployment Tool e il BladeSystem Online Bundles.
L’ultima versione dello Smart Update Firmware DVD e quelle precedenti sono disponibili è disponibile tra downloads della sezione HP Insight Foundation del sito HP.
HP ProLiant Support Pack
Download specifico per il sistema operativo per l’aggiornamento di software, driver, utility e management agents relativi ai sistemi ProLiant.
L’ultima versione dell’HP ProLiant Support Pack è disponibile tra downloads della sezione HP Insight Foundation del sito HP o direttamente al seguente HP ProLiant Support Pack.
HP Service Pack for ProLiant
DVD avviabile o CD specifico per un sistema operativo che comprende i pacchetti di installazione contenuti nello Smart Update Firmware DVD e nel HP ProLiant Support Pack.
Tramite questo strumento si ha la certezza che driver, software, utility, bios e firmware siano installati rispettando i prerequisti sul versioning, ovvero si evita di installare un driver che richiederebbe una certa vesrione di firmware o viceversa.
L’HP Service Pack for ProLiant al momento supporta gli HP ProLiant SL/ML/DL serie 300, 500, 700 e 900 e i server HP BladeSystems supportati con l’Insight Foundation suite for ProLiant version 8.70, il supporto per i server HP ProLiant ML/DL/SL serie 100 è limitata ai modelli ML110 G7 e DL120 G7.
L’ultima versione dell’HP Service Pack for ProLiant è disponibile al seguente HP Service Pack for ProLiant Download.
HP SmartStart CD
CD avviabile disponibile a 32 Bit o 64 Bit che consente l’installazione automatizzata del sistema operativo e la diagnostica dell’hardware.
L’HP SmartStart CD al momento supporta gli HP ProLiant SL/ML/DL serie 300, 500, 700 e 900 e i server HP ProLiant BL e i server HP ProLiant DL120 G7 e ML110 G7.
L’ultima versione dell’HP SmartStart CD è disponibile tra downloads della sezione HP Insight Foundation.
HP ProLiant Easy Set-Up CD
CD avviabile che consente l’installazione automatizzata del sistema operativo e la diagnostica dell’hardware per i server HP ProLiant 100 G6 (eccetto l’HP ProLiant DL165 G6) e i server HP ProLiant ML110 G5 e ML115 G5.
L’ultima versione dell’HP ProLiant Easy Set-Up CD è disponibile tra downloads relativi al server, per ulteriori informazioni si veda HP ProLiant Easy Set-Up CDs.
HP Array Configuration Utility Software (ACU)
Applicazione che permette di gestire i contoller Smart Array e in particolare gli HP ProLiant Storage RAID Array Controllers.
L’applicazione viene installata tramite HP SmartStart CD\HP ProLiant Easy Set-Up CD ed aggiornata tramite l’HP ProLiant Support Pack\HP Service Pack for ProLiant.
Inoltre l’HP Array Configuration Utility Software è anche disponibile al seguente HP Array Configuration Utility.
HP Systems Insight Manager
Applicazione per gestione di server HP e storage, per maggiori informazioni e downloads si veda HP Systems Insight Manager.
HP System Management
Applicazione a interfaccia web per consolidare e semplificare la gestione individuale dei server ProLiant.
L’applicazione viene installata tramite HP SmartStart CD\HP ProLiant Easy Set-Up CD ed aggiornata tramite l’HP ProLiant Support Pack\HP Service Pack for ProLiant.
Per maggiori informazioni e download dell’ultima versione si veda HP System Management.
HP Integrated Lights-Out (iLO) for HP ProLiant
HP Integrity Integrated Lights-Out (iLO) giunto alla release 3 è una tecnologia HP integrata nei server per la loro gestione simile alla tecnologia Lights out management (LOM) di altri vendor. iLo mediante una porta ethernet dedicata presente su molti server ProLiant ne permette la gestione remota anche durante la fase di POST (Power on self test) tramite browser mediante HTTPS.
Oltre alla gestione remote iLO offre anche altre feature, alcune Standard e altre disponibili acquistando una licenza per ulteriori informazioni si veda HP Integrated Lights-Out (iLO) for HP ProLiant.
Il fimware iLO viene installato tramite lo Smart Update Firmware DVD ISO HP ed aggiornate tramite l’HP ProLiant Support Pack\HP Service Pack for ProLiant.
Il driver iLO (che abilita la comunicazione di sistemi software come SNMP Insight Agent a comunicare con iLO) viene installato tramite HP SmartStart CD\HP ProLiant Easy Set-Up CD ed aggiornato tramite l’HP ProLiant Support Pack\HP Service Pack for ProLiant.
Di seguito le configurazioni di rete possibili per connettersi al server tramite iLO:
iLO può quindi nella sua versione base fare le veci di una KVM e di conseguenza tornare molto utile in molti scenari.
Conclusioni
Al momento la raccolta dei vari strumenti è raccolta sotto la HP Insight Foundation ed è sintetizzata nel seguente schema:
Personalmente il mio consiglio è quello di valutare quali pacchetti installare in quanto ve ne sono alcuni che possono non essere utili (come ad esempio l’Headless Server Registry Update for Windows o il HP ProLiant PCI-express Power Management Update for Windows se non si hanno periferiche PCI-express) oppure che possiamo omettere di installare (per esempio gli agent se non utilizziamo i sistemi di monitoraggio offerti da HP).
Il concetto è che ogni pacchetto o funzionalità che installiamo dovrà essere poi aggiornata in caso di bug, può costituire un problema di sicurezza o di performance, per questo sono dell’idea di essere sempre molto zen nell’istallazione dei server in particolare, ma in generale anche delle workstation.
Monday, January 23, 2012
Varie possono essere le cause a cui può essere imputata una lentezza nell’avvio di Outlook, in questo post elencherò le più comuni facendo riferimento alla versione 2010 di Outlook.
1. Corruzione di file
E’ possibile che dopo un aggiornamento o un arresto anomalo del sistema o dell’applicazione si verifichi la corruzione dei seguenti file:
- Outcmd.dat (impostazioni personalizzate della barra degli strumenti)
- Extend.dat (cache degli add-ins)
- Frmcache.dat (informazioni di riepilogo e puntatori relativi sia ai moduli di Outlook predefiniti che a qualsiasi modulo personalizzato utilizzato, le copie dei moduli personalizzati memorizzate nella cache vengono inserite in sottocartelle della cartella Forms)
- Views.dat (informazioni relative alle personalizzazioni delle cartelle di sistema)
Se si sospettano problemi con questi file controllarne la dimensione o nel caso di corruzione arrestare Outlook e rinominarli, al successivo avvio Outlook ricreerà i file necessari.
Per quanto riguarda la posizione di tali file si faccia riferimento al seguente schema in Windows XP:
| File | Path |
| Outcmd.dat | %userprofile%\Application Data\Microsoft\Outlook\ |
| Extend.dat | %userprofile%\Local Settings\Application Data\Microsoft\Outlook\ |
| Frmcache.dat | %userprofile%\Local Settings\Application Data\Microsoft\Forms\ |
| Views.dat | %userprofile%\Local Settings\Application Data\Microsoft\Outlook\ |
e al seguente in Windows Vista e successivi:
| File | Path |
| Outcmd.dat | %userprofile%\AppData\Roaming\Microsoft\Outlook |
| Extend.dat | %userprofile%\AppData\Local\Microsoft\Outlook (%localappdata%\Microsoft\Outlook\) |
| Frmcache.dat | %userprofile%\AppData\Local\Microsoft\Forms\ (%localappdata%\Microsoft\Forms\) |
| Views.dat | %userprofile%\AppData\Local\Microsoft\Outlook (%localappdata%\Microsoft\Outlook\) |
Per ulteriori informazioni si veda Risoluzione dei problemi relativi all'avvio di Microsoft Outlook.
2. Interferenza o incompatibilità con software antivirus o antispam
I software antivirus o antispam potrebbero non essere compatibili con Outlook o interferire con i file utilizzati da Outlook, a riguardo si veda ad esempio Symantec Endpoint Protection: Errore all’apertura di Outlook.
3. Add-ins di Outlook
Un’altra causa possibile della lentezza all’avio potrebbero essere gli Add-in, in particolare soprattutto in scenari aziendali è consigliabile disabilitare quelli che non sono utili.
Per verificare se gli Add-ins sono i responsabili dell’avvio lento è possibile avviare Outlook tramite il comando outlook.exe /safe:3.
Per ulteriori informazioni circa i parametri di avvio di Outlook si veda Command-line switches for Outlook 2010
Un volta appurato che sono gli Add-ins i responsabili della lentezza è possibile disabilitare quelli non utili tramite File –> Opzioni –> Componenti aggiuntivi:
Quindi deselezionare gli Add-in non necessari, ad esempio in un contesto aziendale i seguenti potrebbero non essere necessari
-
COM Addin for Microsoft Outlook Hotmail Connector
-
Microsoft Outlook Social Connector
-
Componente aggiuntivi Importazione colleghi di Microsoft SharePoint Server (nel caso Sharepoint non sia presente nell’infrastruttura)
Si noti che è anche possibile gestire questa impostazione in modo più automatizzato tramite le group policy o la personalizazione dell’installazione di Office, a riguardo si vedano:
4. Performance di rete e cache di Outlook
Nel caso si utilizzi Outlook in un contesto in cui le connessioni non sono particolarmente performanti è possibile provare ad utilizzare la cache per migliorare le performance.
Se invece le performance di rete sono ottimali e non necessario prevedere la possibilità di utilizzare Outlook in modalità disconnessa è possibile disabilitare le cache evitando l’overhead della sua sincronizzazione.
A riguardo si veda Configure Cached Exchange Mode in Outlook 2010.
Sunday, January 22, 2012
Voglio segnalare il sito CtxAdmTools di Guillermo Musumeci un Windows Infrastructure Architect specializzato su prodotti Microsoft, Citrix e VMware.
Nel suo sito Guillermo Musumeci ha reso disponibile una serie di tool free per la gestione di prodotti Citrix, di Windows e per la gestione di ambienti virtualizzati.
In particolare, per quanto mi riguarda, ho trovato particolarmente interessanti i seguenti:
- Active Directory
- AD Group Members (This FREE tool list Members of Active Directory Groups. Search Active Directory Groups and List Members. Export Result to Excel File)
- AD Infrastructure Info (This FREE tool show information about Active Directory and export results to text file)
- AD Show User Groups (This FREE tool show Group Membership of one specific AD User and export results to a text file)
- Windows
- Check List Local Printers (This FREE tool filter List Local Printers files generated by List Local Printers for unsupported printers)
- DeleteAll (This FREE tool Delete One or Multiple Directories)
- Registry Compare (This FREE tool Compare two Registry Files, Show Differences and Generate a Report)
- Visual Core Configurator 2008 (This FREE tool Setup and Configure Windows 2008 Core servers using a GUI)
- Virtualization
I tools sono stati scritti in Visual Basic 6.0 o Visual Basic.NET 2005 o successivi e dietro richiesta è possibile ottenere il codice sorgente.
La 5nine ha deciso di non rendere più disponibile una versione free di 5nine Manager with Hyper-V Monitor, rimarrà una versione Trial.
Dal momento che avevo citato tale software nell’articolo Gestione di Hyper tramite tool nativi e di terze parti free e nel post sul blog di TechNet Italia Hyper-V: panoramica e principali strumenti per la gestione locale dell’infrastruttura virtualizzata ho voluto scrivere al supporto tecnico della 5nine per avere maggiori informazioni in merito.
La 5nine mi ha risposto prontamente e cortesemente illustrandomi la loro attuale politica circa il loro prodotto:
- La versione free non sarà più disponibile
- L’ultima versione free è stata la 2.0.0.25
- Chi ha scaricato la versione free può continuare ad utilizzarla, ma non sarà più possibile continuare a scaricare la versione 2.0.0.25.
- La versione Trial può essere utilizzata per 7 giorni tramite registrazione
Anche se purtroppo questa scelta va a togliere una comoda possibilità di gestione della versione core, utile soprattutto negli scenari della piccola azienda dove in combinazione con la versione gratuita Hyper-Server 2008 R2 Sp1, il prodotto rimane indubbiamente valido.
Thursday, January 19, 2012
System Center Operations Manager (SCOM) è il prodotto della suite System Center per il monitoraggio dell’infrastruttura.
Il 10 novembre 2011 è stata rilasciata la versione RC (release Candidate) di SCOM 2012 disponibile per il download al seguente Download Microsoft Private Cloud Evaluation Software come parte della suite System Center 2012 Release Candidate.
Con la versione 2012 tra le varie novità introdotte è stata ampliata gamma di versioni di Unix e Linux che è possibile monitorare, inoltre è anche possibile monitorare application server Java Enterprise Edition (JEE , precedentemente conosciuto come J2E) e applicazioni .NET in hosting su IIS (ovvero applicazioni ASP.NET).
Ciò consente di utilizzare il prodotto anche in infrastrutture eterogenee sia dal punto di vista dei sistemi operativi, che degli application server. Gli scenari eterogeni sono di fatto molto comuni in quanto è inevitabile che la crescita di un’infrastruttura seguita magari nelle sue varie fasi da IT Manager diversi comporti l’adozione di tecnologie di vendor diversi e in questo casi a maggior ragione un strumento unico di monitoraggio rappresenta un valido supporto per tenere sotto controllo gli asset informatici e risolvere eventuali problemi.
In particolare per quanto riguarda i sistemi Unix/Linux sarà possibile monitorare le seguenti versioni:
- IBM AIX 5L 5.3, IBM AIX 6.1, IBM AIX 7.1 (Power)
- HP-UX 11i v2 IA 64, HP-UX 11i v2 IA 64, HP-UX 11i v3 PA-RISC, HP-UX 11i v3 IA64
- Red Hat Enterprise Linux ES Release 4, Red Hat Enterprise Linux Server release 5.1 (Tikanga), Red Hat Enterprise Linux Server release 6
- Solaris 9 SPARC, Solaris 10 SPARC, Solaris 10 x86, Solaris UTF-8 Support
- SUSE Linux Enterprise Server 9 (i586), SUSE Linux Enterprise Server 10 SP1 (i586), SUSE Linux Enterprise Server 11 (i586)
Il monitoraggio di sistemi Unix e Linux era stato introdotto con Operations Manager 2007 R2, in SCOM 2012 sono state aggiunte funzionalità di monitoraggio di rete per questi sistemi tramite l’integrazione di tecnologie acquisite da EMC, come spiegato da Daniel Savage (senior program manager per SCOM 2012) alla Microsoft Worldwide Partner Conference del dicembre 2011 a Los Angeles (a riguardo si veda Microsoft Updating System Center Operations Manager 2012)
Per ulteriori informazioni sulla gestione dei sistemi Unix/Linux si vedano:
Il monitorig di applicazioni Java EE è reso possibile tramite l'installazione di un componente esterno JEE Management Packs disponibile come Add-on al seguente System Center 2012 – Operations Manager Component Add-ons and Extensions (insieme al UNIX/Linux Shell Command Template Management Pack e alla documentazione della versione RC di SCOM 2012 aggiornata al 12 Dicembre 2011). I monitoring packs per SCOM 2012 permettono di gestire i 4 application server basati su JEE elencati nella seguente tabella:
| Application Server | Vendor | Versions |
| JBoss | Red Hat and open source | 4.2, 5.1, 6 |
| Tomcat | Open source | 5.5, 6, 7 |
| WebLogic | Oracle (formerly BEA) | 10g. 11g |
| WebSphere | IBM | 6.1, 7.0 |
Nella seguente tabella invece è illustrato il supporto degli application server in relazione al sistema operativo:
| Java EE Application Server | Solaris | AIX | Windows | Linux |
| IBM WebSphere 7.0 | | Si | Tutti i SO Windows supportati da SCOM | Tutti i SO Linux supportati da SCOM |
| IBM WebSphere 6.1 | | Si | Tutti i SO Windows supportati da SCOM | Tutti i SO Linux supportati da SCOM |
| Red Hat JBoss 6 | | | Tutti i SO Windows supportati da SCOM | Tutti i SO Linux supportati da SCOM |
| Red Hat JBoss 5.1 | | | Tutti i SO Windows supportati da SCOM | Tutti i SO Linux supportati da SCOM |
| Red Hat JBoss 4.2 | | | Tutti i SO Windows supportati da SCOM | Tutti i SO Linux supportati da SCOM |
| Apache Tomcat 7.0 | | | Tutti i SO Windows supportati da SCOM | Tutti i SO Linux supportati da SCOM |
| Apache Tomcat 6.0 | | | Tutti i SO Windows supportati da SCOM | Tutti i SO Linux supportati da SCOM |
| Apache Tomcat 5.5 | | | Tutti i SO Windows supportati da SCOM | Tutti i SO Linux supportati da SCOM |
| Oracle WebLogic 11gRel1 (10.3.3) | Sì | | Tutti i SO Windows supportati da SCOM | Tutti i SO Linux supportati da SCOM |
| Oracle WebLogic 10gRel3 (10.1.3) | Sì | | Tutti i SO Windows supportati da SCOM | Tutti i SO Linux supportati da SCOM |
Per ulteriori informazioni si vedano i documenti contenuti all’interno del JEE Management Packs (SC2012_JEE_RC_1021.2.zip).
Il monitoraggio e la diagnostica di applicazioni .NET è frutto dell’integrazione delle tecnologie acquisite da AVICode nel 2010 (a riguardo si veda Microsoft Buys AVIcode). SCOM 2012 consente il monitoraggio di applicazioni .NET web in hosting su IIS sia lato server che lato client per avere informazioni sulle prestazioni e l’affidabilità al fine di individuare e risolvere la causa di eventuali problemi.
Per ulteriori informazioni sul monitoring delle applicazioni .NET si vedano:
Per quanto riguarda l’installazione di SCOM 2012 è disponibile la guida System Center Operations Manager 2012 : le novità di Mario Serra , inoltre è disponibile anche il seguente tutorial in 4 parti:
Per ulteriori approfondimenti su SCOM 2012 si vedano:
Sunday, January 15, 2012
Nel post Hyper-V: Dimensione del Page File nella Root/Parent Partition avevo analizzato il corretto dimensionamento del Pagefile nella Parent Partition partendo delle indicazioni fornite nella Performance Tuning Guidelines for Windows Server 2008 R2 riguardo riguarda i requisiti di memoria nella parent/root patition:
“The root partition must have sufficient memory to provide services such as I/O virtualization, snapshot, and management to support the child partitions. The root partition should have at least 512 MB available.
A good standard for the memory overhead of each VM is 32 MB for the first 1 GB of virtual RAM plus another 8 MB for each additional GB of virtual RAM. This should be factored in the calculations of how many VMs to host on a physical server. The memory overhead varies depending on the actual load and amount of memory that is assigned to each VM.”
Di seguito uno tabella dei valori della memoria suggerita per la Parent Partition e del Pagefile nell’ipotesi di avere VM con 2 GB di RAM e considerando che Kernel memory dump (sufficiente nel 95% dei casi) richiede un Pagefile sul volume d boot di dimensione pari a 1.5 volte la dimensione della RAM fisica per sistemi con meno di 1373 MB, mentre con sistemi con più di 1373 MB di RAM occorre un Pagefile di 2 GB più 16 MB per sistemi a 32 bit e pari alla RAM più 128 MB su sistemi a 64 bit.
| RAM Host | RAM Parent Partion | min size Pagefile | n° VM a 2 GB |
| 4 GB | 512+(32+8)=552 MB | 828 MB | 1 |
| 8 GB | 512+3*(32+8)=632 MB | 948 MB | 3 |
| 16 GB | 512+7*(32+8)=792 MB | 1188 MB | 7 |
| 32 GB | 512+15*(32+8)=1112 MB | 1668 MB | 15 |
| 64 GB | 512+30*(32+8)=1752 MB | 1880 MB | 31 |
Col rilascio del Service Pack 1 di Windows Server 2008 R2 è stata introdotta una novità nella gestione della memoria di Hyper-V ovvero la Dynamic Memory. l’introduzione di questa tecnologia che permette di utilizzare meglio la RAM dell’Host comporta anche alcune novità per quanto concerne la gestione della RAM della Parent partition, come spiega Ben Armstrong (Virtualization Program Manager) nel suo post Parent memory reserve with dynamic memory.
In sostanza si è voluto cercare di risolvere il problema legato al fatto che l’esecuzione di molte macchine virtuali può sottrarre memoria alla Parent partition con la conseguenza che le performance di quest’ultima risultano ridotte.
Per risolvere questo problema si può pensare di arrestare ad esempio l’ultima VM avviata, ma se la Dynamic Memory è configurata sulle VM in esecuzione questa soluzione non è percorribile. Infatti arrestando una VM in uno scenario con Dynamic Memory attivata di fatto si rende disponibile la memoria alle altre VM in esecuzione e quindi il problema potrebbe nuovamente ripresentarsi.
Per questo motivo nell’SP1 è stata implementata la feature di “Parent memory reserve” che consente di impostare una quantità di memoria riservata alla Parent partition e che non potrà essere utilizzata dalle VM con la Dynamic memory abilitata.
Per impostare la Parent memory reserve occorre creare un valore DWORD con nome MemoryReserve nella chiave di registro HKLM\SOFTWARE\Microsoft\Windows NT\CurrentVersion\Virtualization specificando il valore in MB e riavviare il sistema perché l’impostazione abbia effetto.
Infatti come indicato nella Hyper-V Dynamic Memory Configuration Guide Hyper-V calcola automaticamente la quantità di memoria da riservare alla Parent partition per l’esecuzione dei servizi di virtualizzazione e per i servizi di failover cluster nel caso Hyper-V faccia parte di un failover cluster.
“Hyper-V automatically calculates an amount of memory to reserve for exclusive use by the management operating system. This memory is used to run virtualization services. If the computer is part of a failover cluster, Hyper-V also reserves enough memory to run the failover cluster services. However, if the management operating system rums other roles or features, the amount of reserved memory might be too low. You can specify a larger amount of memory by modifying the registry.”
Quindi la Parent memory reserve è utile solo in quegli scenari in cui nella parent partition vengono eseguiti altri workloads. Questa è di fatto una scenario che va contro le best practies, ma che può accadere ad esempio se si utilizza Hyper-V sul proprio computer desktop o laptop per eseguire VM con finalità di testing e/o sviluppo.
Ovviamente occorre dimensionare correttamente la Parent memory reserve per evitare che la Parent partition utilizzi troppa memora a scapito delle VM eseguite o che la memoria ad essa assegnata non sia sufficiente.
Per dimensionare correttamente la memoria dedicata alla Parente partition possiamo utilizzare i suggerimenti che Nick Eales (Premier Field Engineer specializzato in Hyper-V e Failover Clustering) ha raccolto nel post Hyper-V Dynamic Memory and Host Memory Reserve setting sul PFE Virtualization Blog.
La RAM necessaria per Parent partion in cui non vi siano workloads in esecuzione è 384 MB + 30 MB per ogni 1GB di RAM sull’Host (se il computer utilizza CPU senza il supporto alla SLAT(Second Level Address Translation) il valore è leggermente superiore). La stessa indicazione viene anche fornita nel documento Running SQL Server with Hyper-V Dynamic.
“In order to ensure that the host operating system has enough resources to execute virtualization operations, Hyper-V reserves memory to be used exclusively by the host operating system. The amount of memory needed by the host operating system depends on the physical memory size and the hardware capabilities of host.
For systems with Second Level Address Translation (SLAT) functionality, you can estimate the host reserve by using the following formula:
Host Reserve = 384 MB + 30 MB per GB memory of the host”
Di seguito la dei valori della memoria riservata per default per la Parent Partition e del Pagefile nell’ipotesi di avere VM impostate per l’utilizzo della Dynamic Memory con Startup RAM di 512 MB, Maximun RAM di 2 GB e un utilizzo medio di 1 GB di RAM e considerando di voler gestire un Kernel memory dump.
| RAM Host | RAM Parent Partion | min size Pagefile | n° VM |
| 4 GB | 384+4*30=504 MB | 756 MB | 3 |
| 8 GB | 384+8*30=624 MB | 936 MB | 7 |
| 16 GB | 384+16*30=864 MB | 1296 MB | 15 |
| 32 GB | 384+32*30=1344 MB | 2016 MB | 30 |
| 64 GB | 384+64*30=2304 MB | 2432 MB | 61 |
Confrontando i dati della memoria suggerita della RAM della parent partition rispetto a quella riservata per default otteniamo dei valori abbastanza simili.

Di seguito riporto i valori indicativi per la memeria da riservare alla Parent partition e le relative di dimensioni del Pagefile per gestire un Kernel memory dump, ovviamente a tali valori dovranno poi essere aggiunti i requisiti di memoria dei workloads ricalcolando quindi la dimensione del Pagefile. Nei casi in cui nella Parent partition non vengono eseguiti altri workloads (best practies) è possibile utilizzare tale schema per dimensionare il Pagefile della parent partition che per default viene dimensionato automaticamente sulla base della dimensione della RAM sull’host e quindi risulta eccessivo.
| RAM Host | RAM Parent partition | Size Pagefile |
| Fino a 4 GB | 512 MB | 768 MB |
| Tra 8 GB e 16 GB | 1 GB | 1536 MB |
| Tra 16 GB e 32 GB | 1.5 GB | 1664 MB |
| Tra 32 GB e 54 GB | 2 GB | 2176 MB |
| Tra 54 GB e 64 GB | 2.5 GB | 2688 MB |
Confrontando invece il numero delle VM che è possibile eseguire in relazione alla quantità di RAM presente sull’Host si nota come la Dynamic memory permetta di eseguire in media doppio delle VM confrontando i seguenti scenari molto verosimili soprattutto in ambito VDI:
“VM con memoria statica imposta a 2 GB rispetto a VM impostate per l’utilizzo della Dynamic Memory con Startup RAM di 512 MB, Maximun RAM di 2 GB e un utilizzo medio di 1 GB di RAM”

Per quanti volessero provare Hyper-V ricordo che è disponibile la versione di valutazione a 180 giorni per Windows Server 2008 R2 con Service Pack 1 oppure la versione gratuita di Hyper-V Server 2008 R2 SP1.
Tuesday, January 10, 2012
Talvolta occorre trovare un workaround per gestire situazioni particolari come ad esempio quella in cui un processo debba essere avviato in una sessione utente se inattivo o se l’utente lo chiude.
Un modo può essere quello di ricorrere ad uno script tramite il comando TaskList presente in Windows XP e successivi.
Di seguito un esempio di script per avviare Notepad se non trovato tra l’elenco dei processi.
tasklist /fi "imagename eq notepad.exe" | Findstr /I "notepad"
if %errorlevel% == 0 goto END
if %errorlevel% == 1 goto CREATE
:CREATE
start notepad.exe
:END
Su sistemi con sistema operativo precedente a Windows XP è possibile invece utilizzare l’utility PSList di Sysinternals che può essere eseguita anche su NT e Windows 2000.
Di seguito lo script precedente modificato per utilizzare PSList.
pslist notepad > nul
if %errorlevel% == 0 goto END
if %errorlevel% == 1 goto CREATE
:CREATE
start notepad.exe
:END
Affinché tutto funzioni correttamente occorre che PSList sia nello stessa directory dello script (o viceversa), in caso contrario specificare il path completo di PSList nello script.
Una volta creato lo script per avere un monitoraggio continuo è possibile creare una operazione pianificata che esegua lo script ogni x minuti.
Thursday, January 05, 2012
La nuova versione di Hyper-V oltre ad un processore a 64 bit con supporto alla virtualizzazione (funzionalità Intel VT-x processori Intel o funzionalità AMD-V per processori AMD) e Data Execution Prevention (funzionalità Intel Execute Disable (DX) processori Intel o funzionalità AMD No Execute (NX) per processori AMD) richiede anche il supporto alla Second Level Address Translation (SLAT) (funzionalità Extended Page Table (EPT) processori Intel o funzionalità Nested Page Table (NPT) o Rapid Virtualizazion Indexing (RVI) per processori AMD).
Si noti però che la SLAT veniva già utilizzata da Windows 2008 R2 o Hyper-V Server 2008 R2 per permette una migliore gestione dell’indirizzamento di memoria per le VM (riduzione utilizzo CPU da 10% a 2% e risparmio di 1MB RAM per ogni VM che deriva dal fatto che non è più necessaria la Shadow Page Table utilizzata per gestire l’indirizzamento in memoria delle VM), inoltre la SLAT era un prerequisito in W2008 R2 SP1 e HV Server 2008 R2 SP1 negli scenari VDI con RemoteFX abilitato.
Altro requisito è la presenza di almeno 4 GB sulla computer, ma la novità è che Hyper-V sarà disponibile anche sulla versione client di Windows 8, consentendo quindi a sviluppatori e IT Pro di utilizzare il loro computer per creare scenari di test.
Di seguito una tabella che raccoglie le caratteristiche dell’attuale versione di Hyper-V confrontandola con la futura versione (in base alle notizie diffuse sui blog dei team di sviluppo Microsoft, ovviamente questi dati potrebbero essere ancora suscettibili di variazioni):
| Hyper-V in 2008 R2 SP1 | Hyper-v in Windows 8 |
| Max VMs | 384 | >384 (il valore non è ancora stato specificato) |
| Host Memory Support | 1 TB | 2 TB |
| Guest VM Memory | 64 GB | 512 GB |
| Host Processor Support | 64 Cores | 160 Cores |
| Guest Virtual Processor | 4 | 32 |
| Virtual hard disk capacity | 2040 GB | 16 TB (col nuovo formato VHDX) |
Le novità non riguardano solo la scalabilità ma le seguenti funzionalità:
- Multiple Concurrent Live Migration and Live Storage Migration
- VHDX, ODX, Virtual Fiber Channel & Boot from SAN
- Extensible Virtual Switch & NIC Teaming
Qual è là nel web vengono pubblicati articoli che indicano come la prossima versione di Hyper-V si stia avvicinando all’attale release del prodotto del competitor VMWare ovvero vSphere 5.0. Mettendo da parte la frenesia da performance mi sento di dire che nella piccola e media infrastruttura i prodotti per l’utilizzo che ne viene fatto saranno confrontabili, anzi a mio avviso lo sono già, con una fondamentale differenza: Hyper-V è già incluso nel sistema operativo e non occorre acquistarlo.
Al momento non ho sentito nè letto di novità inerenti il supporto dell’USB, ma se come me ritenete questa feature importante segnalatelo nel topic Hyper v needs USB support su Microsoft Connect, magari lascianto anche un commento sul perchè ritenete utile la presenza di questa feature nella prossima release.
Per maggiori informazioni in merito si vedano: